Ex nome:

Ciumbin-Oreade

Cantiere di costruzione

La Ligure di Carpenteria - Recco (GE), Italia

Progettista

William Atkin

Anno di progetto

1946

Anno di varo

1946

Armamento

Cutter Marconi

Numero velico

ITA 4983

Materiale scafo

Legno a fasciame classico

Lunghezza fuori tutto (m)

11,20

Lunghezza in coperta (m)

11,20

Lunghezza al galleggiamento (m)

10,00

Larghezza massima (m)

2,90

Ilda fu costruita a Recco nel 1945 - e varata col nome di Ciumbin l'anno successivo - dall'allora proprietario del cantiere La Ligure di Carpenteria Mario Traverso su commissione dell'amico Paolo Dufour. Lo scafo ha fasciame e ordinate di pitch pine e ponte in teak. La poppa si ispira a quelle disegnate da Colin Archer, con timone a barra esterno incernierato sul dritto subito sotto il galleggiamento che arriva fino alla chiglia. Il pescaggio è di 2 m per un dislocamento di 14 tonnellate. Albero e boma sono in legno di larice. Dalle informazioni rintracciate a tutt'oggi, risulta che furono costruiti due scafi perfettamente identici. Gabriella, dello stesso Traverso, negli anni '60 fu ribattezzato Oreade dal nuovo armatore. Dopo la morte di quest'ultimo purtroppo la barca fu lasciata in completo abbandono e infine fu demolita negli anni 90. Il cantiere ha successivamente varato anche San Raffaele, una terza gemella di cui gli attuali armatori di Ilda hanno trovato traccia agli inizi degli anni 80 alla Maddalena con il nome di Fat El Bar.

E' presumibilmente negli anni 50 che Ciumbin di Dufour prese il nome di Ilda. In origine il suo ponte aveva due osteriggi, uno più grande a poppa dell'albero e l'altro più piccolo a prua. L'armo era quello classico del cutter con bompresso. Non se ne hanno notizie certe, ma la barca fu venduta negli anni 50 e il nuovo armatore apportò alcune modifiche sostanziali che l'hanno portata a quello che è l'aspetto attuale. Gli osteriggi furono sostituiti da un'unica tuga, costruita nella parte superiore in lamellare e quindi ricoperta con tela e vetroresina. Vennero aggiunti i candelieri a formare la battagliola ed il pulpito di prua in acciaio. Fu eliminato il bompresso e rifatto un nuovo albero più lungo dell'originale che però necessitò, per garantirne la stabilità, dell'aggiunta di due pani in piombo che furono applicati ai lati della chiglia. Furono anche costruiti gli interni in legno di mogano, in quanto fino ad allora la barca era stata utilizzata solo per la regata. Ilda fu anche dotata di un motore piuttosto potente per l'epoca, un Fiat Buriolo di 35 cavalli.

Nel 1976 Ilda diventa la barca della famiglia degli attuali proprietari, diventando per nonni, figli e nipoti la compagna di indimenticabili crociere. Tre generazioni che nel corso degli anni hanno provveduto con amore a mantenerla navigante e in buone condizioni e che da subito si sono appassionate alla ricerca di indizi che permettessero di ricostruirne il progettista, la storia e le trasformazioni, che già appaiono evidenti in alcune foto scattate a metà degli anni 60 proprio nelle acque di Viareggio.

Ma è stato solo molto recentemente, grazie all'incontro con l'ultimo mastro d'ascia ancora vivente a Recco, il gagliardo 85enne Angelo Rosaguta, che documenti originali appartenuti al mastro d'ascia costruttore e capo cantiere della Ligure di Carpenteria Pietro Passalacqua, hanno permesso di identificare l'ispirazione progettuale dell'imbarcazione. Tra questi due pagine di Motor Boating, rivista degli anni 30 che quasi mensilmente pubblicava disegni del progettista americano William Atkin, che riportavano una barca di 37 piedi e 6 pollici con poppa a canoa, e un lucido che ricalcava il progetto originale. Questi elementi lasciano immaginare che Mario Traverso - volendo costruire per se una barca di medie dimensioni, che navigasse bene a vela e fosse manovrabile anche con equipaggio ridotto - abbia trovato quello che corrispondeva alle sue esigenze su una rivista di yachting e abbia incaricato Passalacqua di realizzarla. Questi aveva reinterpretato il progetto di Atkin mantenendo inalterate le linee e le dimensioni dello scafo, ma armandola a cutter anziché a ketch come l'originale. William Aktin (1882-1962) ha realizzato nella sua vita oltre 800 progetti di barche, dai 10' fino ai 46' ma quelle che più hanno influenzato la sua carriera sono state le cosiddette double-ender, barche con la prua simile alla poppa, caratteristica questa di tutte le barche progettate dal più famoso Colin Archer.

I primi restauri di Ilda sono stati eseguiti nel '77 dal Cantiere Romoli di Livorno con il rifacimento del calafato e la gommatura del ponte in teak. Negli anni a seguire, il vecchio pulpito di poppa, ancora in ferro, è stato sostituito con uno nuovo e di diverso disegno in acciaio inox, sono stati sostituiti anche i verricelli ed infine il doppio strallo ha lasciato il posto ad uno strallo cavo con rollafiocco. Nel 1982 anche il vecchio motore è stato sostituito.

Per arrivare ai giorni nostri, il restauro vero e proprio è avvenuto nel 2003 ad opera del cantiere di Francesco del Carlo di Viareggio. L'arte e la capacità dei suoi maestri d'ascia hanno ridonato a Ilda la sobrietà e l'eleganza delle sue linee, senza niente togliere al suo aspetto originario. Il vecchio ponte in teak è stato completamente rimosso, sono stati sostituiti gran parte dei bagli, sui quali sono stati fissati due strati di compensato marino che hanno fatto da base per la nuova coperta in teak. Il trincarino e la falchetta sono stati ricostruiti e anche le linee dei paraonde nel pozzetto sono state leggermente modificate.

Durante le regate del Trofeo Accademia Navale e città di Livorno del 2010, Ilda ha rotto l'albero in un colpo di vento. Fortunatamente senza danni alle persone. I suoi armatori hanno immediatamente commissionato al Cantiere Francesco Del Carlo un nuovo albero-e anche un nuovo boma - che sono stati costruito col miglior silver spruce dell'Alaska. Nuove ferramenta sono state progettate e costruite da Gabriele Lami e da giugno 2010 Ilda è tornata in mare più bella di sempre.

Pin It on Pinterest

Share This