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È il tema del seminario, promosso dalla nostra Associazione durante il III Raduno 2007, diretto e coordinato dal professor Roberto Giacinti, nostro socio fondatore.
Il tema risulta di grande attualità e Giacinti lo sta portando all’attenzione dei soci e degli armatori sulle principali riviste di settore.
Dal 2004 ad oggi solo undici imbarcazioni sono entrate a far parte di beni sottoposti a vincolo e ammesse ad usufruire, per il restauro e la loro conservazione, dei fondi stanziati dai Ministero per i Beni e le Attività Culturali.
Tuttavia sono assai pochi gli armatori a conoscenza di questa opportunità, infatti, le misure di salvaguardia previste, per tutti i beni culturali, dal Codice dei beni culturali e del paesaggio (D.L. 22 gennaio 2004), si estendono anche alle imbarcazioni storiche, ma ancora non esiste una specifica regolamentazione in merito.
Il Codice individua la necessità della compresenza di due requisiti: l’interesse storico e il tempo (che siano stati costruiti da almeno 50 anni), senza fornire alcuna definizione del concetto di bene storico­-artistico».
Il procedimento per la dichiarazione dell'interesse culturale, disciplinato dal Codice, comporta la sottoposizione dei beni alla vigilanza, all’ispezione, all’autorizzazione degli interventi, fino all’alienazione; tutte disposizioni che possono essere viste negativamente poiché costituiscono indubbiamente delle limitazioni alla libera volontà del proprietario.
Tra i benefici che gli armatori possono aspettarsi di ricevere c'è il riconoscimento di un contributo finanziario per il recupero del bene culturale, la cui consistenza è da verificare.
A questo proposito, per non essere soffocati da altra burocrazia, emerge l’interesse di distinguere tra beni che, pur in possesso dei due requisiti, quello temporale e quello di merito, debbano proprio per il loro importante valore storico essere sottoposti alla normativa in maniera rigida, e beni che possono beneficiare di una minore attenzione da parte del Codice, pur essendo soggetti alle attività di monitoraggio, che potrebbero essere eseguita dalle Associazioni rappresentative, così come avviene per le auto d'epoca.
Occorrerà anche regolamentare il vocabolario utilizzato dalle Associazioni e di conseguenza quello normativo distinguendo tra: storico, epoca, classico.
In ogni caso le imbarcazioni candidabili a tutela devono possedere almeno uno dei seguenti requisiti:
a) rappresentare un caso particolare per la peculiarità progettuale, tecnica, architettonica o ingegneristica della costruzione o per la scelta dei materiali impiegati;
b) aver raggiunto traguardi sportivi o tecnici che le abbiano rese conosciute ovvero siano state protagoniste di eventi particolari;
c) rivestire un interesse storico o etnologica o derivante dalle personalità che le hanno possedute;
d) aver contribuito attivamente allo sviluppo sociale ed economico del Paese.
Ma occorre lavorare anche sugli aspetti fiscali: infatti, al convegno è stata richiamata anche la sentenza della Cassazione tributaria (n. 1294 del 22.01.2007) che ad es., per le auto storiche, ha affermato che il possesso è indice di capacità contributiva biasimando la mancanza di appositi correttivi nel calcolo del redditometro, volti a ridurre l’incidenza di tali beni nel calcolo del reddito presunto.
Visti i comuni interesse, è sorto l’auspicio che le varie Associazioni si uniscano in una Federazione che consenta di gestire la normativa in maniera unitaria.
Giacinti R. – Marino G., Tutela e valorizzazione di imbarcazioni storiche, in Terzo Settore, Il Sole 24 Ore, n.12 2006.
Giacinti R., Il bene culturale barca visto dalle associazioni, in Nautica, Aprile 2008.
Giacinti R., La barca storica come bene culturale, in Nautica, Maggio 2008.
C/R/G/Ass.VSV/SeminarioViareggio/Seminario G per Sito AVSV