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La sala del Club Nautico ha ospitato un affollato Convegno sulla necessità di portare a termine il progetto di istituire un Registro Nazionale per le Imbarcazioni Storiche e sulla istituzione di una Federazione delle Associazioni che si occupano di questo argomento..    

Affollata fino al termine del convegno la sala del Club Nautico Versilia che come ogni anno ospita l’Associazione Vele Storiche di Viareggio ed  il Convegno organizzato a latere del Raduno annuale sui temi di interesse delle vele d’epoca.

Quest’anno è stato affrontato il tema del Registro Nazionale delle Imbarcazioni voluto con la legge. 228/2012, di “stabilità” per il 2013 per realizzare la conoscenza dell’universo barche fino ad ora affidata ai Registri cartacei tenuti dalle Capitanerie di Porto.

Roberto Righi presidente del CNV ed Enrico Zaccagni presidente dell’Associazione Vele Storiche di Viareggio, aprendo il convegno, hanno dichiarato il loro sostegno per realizzare i progetti portati avanti dall’Associazione ed in particolare riprendendo quello cosiddetto del “Museo Galleggiante” per il porto di Viareggio: un sistema per rendere stabile la fruibilità del patrimonio di imbarcazioni disseminate nel porto radunandole in un unica darsena.

Un mondo tutto da scoprire che lo Stato potrà conoscere dopo l’emanazione dell’apposito Regolamento esecutivo previsto dalla Legge.

I Relatori, Roberto Giacinti e Guido Rosato hanno dimostrato come senza fatica sia possibile conoscere anche il sottoinsieme delle imbarcazioni d’epoca (è sufficiente aggiungere un codice alla schedatura informatica) e come questa conoscenza serva a dimostrare come questa realtà sia rilevante per la nautica.

Alcuni dati, purtroppo non attuali ma riferiti al 2008 e che pertanto oggi saranno molto ridotti, dimostrano come nella sola provincia di Lucca esistano circa 1000 imprese dell’indotto, circa 6000 addetti e che il distretto cantieristico versiliese, composto da circa 25 unità, sia ancora custode della conoscenza degli antichi mestieri. Da qui l’esigenza di salvaguardare queste conoscenze per mantenere l’occupazione relativa a questa importante spaccato dell’economia versiliese, presente anche in altre realtà italiane con esempi importanti.

Il Sindaco del Comune di Forte dei Marmi è intervenuto non solo per portare il saluto dell’amministrazione, ma anche per dichiarare la sua completa disponibilità a portare all’attenzione delle autorità locali l’effettivo interesse del territorio per le tematiche sostenute che mirano a salvaguardare la storia della comunità versiliese.

Di estremo interesse sono i contributi apportati da Matteo Rossi, presidente dell’AIVE, la più grande associazione di vele d’epoca, che parallelamente ha avviato lo steso percorso e in particolare quello della formazione professionale per favorire l’occupazione e mantenere le conoscenze necessarie per il restauro ed il mantenimento delle barche in legno.

AYDE, rappresentata da Gianluca Duranti, laboriosissima associazione focalizzata sui temi della tutela insieme ad ARIE, rappresentata da Francesco Foppiano, che dal 2003 sostiene la necessità di regolamentazione del settore, hanno sostenuto come queste associazioni debbano cooperare nell’interesse comune dimostrando anche alle Autorità l’importanza del settore e come, senza chiedere nulla di particolare, sia rilevante essere conosciuti per non essere danneggiati da un approccio non coerente con la necessità di mantenere in vita passione ed esempio della nostra cultura.

Dopo l’intervento di Piero Gibellini che ha in breve illustrato come sia riuscito a costruire il registro dei RIVA, realizzandolo con le sue forze e quello di Giovanni Pannella, storico della marineria, che ha portato le concrete esperienze delle Associazioni del Mediterraneo, anche il socio Giuseppe Marino con l’Ammiraglio Spinato hanno affrontato il tema della partecipazione della Marina Militare e delle sue barche che in questo periodo necessita di assistenza per poter partecipare ai raduni e non essere abbandonate.

Giacinti ha concluso portando l’esempio delle auto d’epoca: la legislazione e la regolamentazione del comparto è stabile da anni e quindi efficiente riuscendo a salvaguardare il patrimonio delle auto (ed in particolare di quello del design italiano). Questo esempio è estensibile alle imbarcazioni: solo successivamente sarà necessario scendere nel dettaglio per classificare ulteriormente le barche nella varie classi rappresentative delle loro specificità ed in quella curata dalle Associazioni, rispettando il sistema che si basa sul riconoscimento della storicità del bene da parte delle Associazioni. Il Registro delle auto d’epoca  è sicuramente un modello da perseguire.

Giacinti ricorda inoltre come l’ASI, Associazione Auto Storiche Italiane, rappresenti circa 200.000 associati divisi in 265 club e come  a livello internazionale l’armonizzazione delle legislazioni sia curata dalla FIVA che così riesce a raccogliere circa 1000.000 di aderenti.

Tutte queste sono considerazioni utili per intraprendere la strada di una Federazione Nazionale.